Mascherine, il prezzo della speculazione

Sequestro preventivo dei profitti di tre società baresi che, sfruttando l’emergenza sanitaria negli ospedali, avrebbero fatto incetta di dispositivi di protezione individuale, comprati per pochi centesimi in Cina, rivendendoli poi a prezzi esorbitanti alle Aziende Sanitarie e agli ospedali. Rincari dei beni fino al 4100 per cento.

I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, hanno eseguito un sequestro preventivo nei confronti di tre società baresi ritenute responsabili di aver effettuato manovre speculative sulla vendita dei dispositivi di protezione individuali nei confronti di diverse Aziende Sanitarie pugliesi.

Il sequestro ammonta ad oltre 1,1 milioni di euro.

Le forniture alle Aziende sanitarie e agli ospedali

Le indagini del Gruppo Tutela Spesa Pubblica, articolazione specializzata nel contrasto alla corruzione, agli abusi e allo sperpero di denaro pubblico (con particolare riferimento alla Sanità), avviate nel contesto dell’emergenza epidemiologica, hanno permesso di acquisire concreti elementi in ordine a illecite attività poste in essere dalle tre società fornitrici di aziende sanitarie, tra cui l’ASL di Bari, e diversi ospedali del territorio pugliese.

Le società, in presenza di una grave penuria nel mercato nazionale di mascherine e altri presidi individuali di protezione, considerati a tutti gli effetti prodotti indispensabili e di prima necessità, avrebbero compiuto manovre speculative facendo incetta o acquisendo i dispositivi protettivi e rivendendoli con ricarichi economici via via crescenti nel corso dei diversi passaggi della filiera commerciale. I ricarichi applicati, quasi mai inferiori al 100%, hanno registrato picchi sino al 4100%.

La filiera della speculazione

L’attività degli inquirenti ha permesso di ricostruire nei particolari la manovra speculativa: una delle società coinvolte aveva acquistato nell’ottobre dell’anno scorso da un fornitore cinese, estraneo alle indagini, oltre 127.000 mascherine filtranti FFP3, al costo unitario di 0,36 centesimi di euro (spese di trasporto e diritti doganali inclusi). Nello scorso mese di marzo, in piena emergenza a causa della penuria dei dispositivi di protezione individuale, le mascherine sono state rivendute ad un’altra società (anch’essa fornitrice di aziende sanitarie) al prezzo di oltre 12 euro il pezzo. Quest’ultima società, infine, ha ceduto le mascherine filtranti agli enti sanitari a prezzi oscillanti tra i 18 e i 20 euro al pezzo, Iva esclusa.

Gli operatori commerciali, in quanto esercenti attività ritenute essenziali dal governo per fronteggiare la pandemia, avrebbero in questo modo approfittato dolosamente di circostanze di tempo e di luogo tali da ostacolare o rendere quanto meno difficoltosa la protezione sanitaria di pazienti, medici, infermieri, operatori della sicurezza e di ogni altra categoria esposta al rischio di contagio.

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