Monnezza milionaria

Duro colpo della Guardia di Finanza al traffico illegale di rifiuti in provincia di Foggia. Confisca di beni per milioni di euro e misure cautelari per sedici persone, accusate di aver trattato abusivamente migliaia di tonnellate di rifiuti speciali spacciandoli per fertilizzanti o sversandoli sui terreni agricoli.

Sette persone agli arresti domiciliari, altre nove con obbligo di dimora, sigilli a centinaia di terreni e quattro complessi aziendali, 26 milioni di euro confiscati, al termine di un’operazione che ha visto una task force di cento finanzieri, coordinati e diretti dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Bari, impegnata a smantellare un traffico illegale di rifiuti speciali in provincia di Foggia.

I rifiuti conferiti da imprese della Campania e della Puglia

Dall’indagine lunga e complessa del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria del capoluogo pugliese, avviata nel 2015, emerge che le società e i soggetti a vario titolo coinvolti avrebbero trattato abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti speciali, pari ad almeno 240 mila tonnellate, conferiti da imprese campane, pugliesi e diversi Comuni, qualificandoli come “compost” (ovvero un fertilizzante organico stabilizzato biologicamente, con buona dotazione di elementi nutritivi, ricco di sostanze umiche, di pezzatura definita, igienicamente sicuro, esente da semi vitali di infestanti) e smaltendoli illecitamente in terreni agricoli nella provincia di Foggia.

In particolare, le imprese non avrebbero applicato le corrette procedure tecniche per trattare la frazione organica dei rifiuti che, al termine dell’intero processo di riciclo, manteneva le caratteristiche di rifiuto speciale non pericoloso e non di fertilizzante da destinare al mercato agrotecnico.

Successivamente, lo smaltimento del prodotto avveniva mediante la simulata vendita del presunto fertilizzante con falsi documenti di trasporto e altra documentazione contabile attestante l’apparente commercializzazione dei rifiuti, con il conseguente abbandono degli stessi su terreni agricoli, talvolta riconducibili agli stessi indagati, con evidenti ricadute sulle emissioni odorigene, che hanno suscitato particolare allarme nella popolazione residente, costretta a respirare aria infestata dalle esalazioni dei rifiuti sversati sul terreno.

La frode del falso fertilizzante

L’attività fraudolenta, smascherata dagli specialisti del Gruppo Tutela Spesa Pubblica del Nucleo PEF di Bari e tesa a simulare la commercializzazione del falso fertilizzante, prevedeva, in alternativa, il fittizio recapito dello stesso a imprese agricole cessate ovvero estranee alle indagini, la permuta simulata con prodotti di derivazione agricola (nello specifico mosto d’uva) da parte di aziende vinicole, la cessione ad aziende agricole del tutto sprovviste di suoli destinati alla coltivazione o idonei ad accogliere concimi o fertilizzanti, ovvero lo scarico del prodotto illecito (come da indicazioni sui documenti di trasporto alterati) in località di fatto inesistenti.

Gli indagati, inoltre, avrebbero cercato di impedire o comunque intralciare l’attività di vigilanza e controllo ambientale predisponendo falsi documenti contabili e fiscali.

Il milionario profitto illecito, oggetto del sequestro, deriva dai compensi percepiti per la ricezione di rifiuti destinati al trattamento, nonché dal risparmio di spesa derivante dalla mancata attivazione delle corrette procedure di gestione dei rifiuti prescritte dalla legge.

Rifiuti speciali. Provengono da attività industriali, agricole, artigianali, commerciali e di servizi e sono smaltiti non dalla Pubblica Amministrazione, ma da imprese private.
Sigilli a terreni e imprese

In sintesi, il quadro probatorio in relazione ai reati ambientali e i gravi indizi di colpevolezza hanno permesso al GIP competente, che ha riconosciuto valide le ragioni della Procura, di disporre le misure cautelari che si sono concretizzate, come detto, in arresti, obblighi di dimora e sequestri preventivi finalizzati alla confisca di 255 terreni agricoli per una complessiva superficie di 353 ettari circa; 48 immobili; 4 complessi aziendali; quote societarie; conti correnti e depositi finanziari; beni mobili e beni mobili registrati.

È stato infine disposto l’ulteriore sequestro “impeditivo” dei beni impiegati per la realizzazione delle violazioni ambientali (terreni, mezzi di trasporto e movimento terra), per un valore non inferiore a 3 milioni di euro.

error: Content is protected !!