La cultura della dieta senza glutine

La celiachia è uno dei disturbi gastrointestinali e alimentari più diffusi al mondo, in prevalenza tra le donne, con picchi significativi in Europa, Medio Oriente, India e Stati Uniti. L'unico rimedio, fino ad oggi, è una dieta priva di glutine, proteina presente in alcuni cereali, come il frumento, l'orzo, la segale e l'avena.

Dott. Emiliano Sordi, dermatologo – Dott.ssa Silvia Toma

La malattia celiaca, detta anche celiachia, è una patologia infiammatoria del tratto gastrointestinale, con sintomi sistemici variabili e complicanze autoimmuni, con una prevalenza dell’1% sulla popolazione italiana.

La celiachia è diventata progressivamente un problema sociale, interessando non più solamente l’individuo geneticamente predisposto, ma condizionando anche le abitudini alimentari e relazionali di tutto il nucleo familiare.

La corretta alimentazione senza glutine non deve avere contaminazioni da farina di grano o altri alimenti e condimenti contenenti glutine, per scongiurare tossicità acute e complicanze a lungo termine (che possono essere neurologiche, oncologiche, dermatologiche e cardiovascolari).

Non è quindi solo un dovere etico, ma anche un obbligo di politica sanitaria, per il benessere della popolazione, effettuare una corretta educazione alimentare e prevenzione. Per questo sarebbe opportuno un programma di educazione alla salute alimentare, incentivando le ristorazioni pubbliche a incrementare servizi di qualità per celiaci.

 

Torre Santa Susanna (Brindisi), il grano prima della molitura. Tra le farine senza glutine, disponibili per le persone celiache, spiccano per valori nutrizionali la farina di mais, la farina di avena, la farina di riso e quella di quinoa.

 

 

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