Intestino e tiroide: il fenomeno del mimetismo molecolare

Molti fattori, legati allo stile di vita e all’alimentazione, sono in grado di ridurre la selettività della barriera intestinale, consentendo il passaggio di molecole potenzialmente dannose nel sangue, che si mimetizzano con quelle sane e scatenano reazioni autoimmuni, come intolleranze e tiroiditi.

L’intestino è l’ultima porzione dell’apparato digerente. Viene definito anche “secondo cervello”, grazie alla presenza di un vero e proprio sistema nervoso presente nello spessore della sua parete. Con i suoi sette metri, è l’area più estesa dell’organismo e sede della più importante stazione immunitaria del corpo, organizzata come un sistema a più strati.

La barriera superficiale inizia dal microbiota intestinale, considerato ormai un vero e proprio organo, che compete con i patogeni per guadagnarsi spazio e risorse energetiche, elaborare le molecole necessarie all’integrità della mucosa e modulare il comportamento immunologico della barriera profonda.

Il livello intermedio è rappresentato dallo strato di muco contenente prodotti antimicrobici.  Al di sotto del muco è presente un monostrato di cellule epiteliali (enterociti), unite strettamente tra loro da giunzioni serrate (tight junction), che gli permettono di costituire una barriera fisica efficace nell’assorbire i nutrienti e soprattutto nell’impedire alla maggior parte delle molecole e dei germi più grandi di passare dall’intestino nel flusso sanguigno, causando potenzialmente diverse problematiche.

Cosa causa la permeabilità intestinale?

Molteplici fattori, legati allo stile di vita e all’alimentazione, sono in grado di ridurre la selettività della barriera intestinale, determinando l’insorgenza della sindrome da alterata permeabilità intestinale (leaky gut syndrome): diete squilibrate ricche di glutine (ne esistono almeno 50 isotipi tossici), caseine, leguminose, solanacee (patate, pomodori, melanzane), zucchero e dolcificanti; cambiamento nella composizione del microbiota (disbiosi); micotossine (muffe tossiche negli ambienti e negli alimenti); farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS); chemio e radioterapici; alcol; sostanze tossiche (distruttori endocrini) come pesticidi, erbicidi, insetticidi, fungicidi, plastica, solventi, detergenti; infezioni; infiammazione sistemica; campi elettromagnetici (quelli prodotti dai telefoni mobili sono stati classificati nel 2011 tra gli agenti “possibilmente cancerogeni per l’uomo” dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, N.d.R.); stress cronico fisico e mentale.   

In tutte queste condizioni, le strette giunzioni delle cellule intestinali subiscono un’alterazione tale da consentire il passaggio di molecole non self e quindi potenzialmente pericolose. Si comportano, insomma, non più da “colino”, ma da “scolapasta”. Questo può causare o contribuire alla comparsa di numerosi sintomi: diarrea cronica, costipazione o gonfiore; infezioni genito-urinarie ricorrenti; fatica cronica; problemi della pelle (acne, eruzioni cutanee o eczema); dolori articolari; infiammazione diffusa; fibromialgia; deficit di attenzione; ansia e depressione; cefalea; insonnia; aumento di peso e difficoltà a perderlo; reazioni di ipersensibilità e intolleranze; malattie autoimmunitarie e tiroiditi, secondo le più recenti acquisizioni scientifiche.

Problema sociale. Sono circa 6 milioni gli italiani, in prevalenza donne, con problemi alla tiroide
(Persone foto creata da freepik – it.freepik.com).
Scambio di identità: il mimetismo molecolare

Il fenomeno alla base dello sviluppo di tali problematiche è stato scoperto di recente ed è definito mimetismo molecolare.  Ogni volta che il nostro corpo è esposto ad un pericolo (tossine, batteri, virus, cibo, ecc.) il sistema immunitario ne memorizza la struttura, nello specifico le sequenze proteiche, verso la quale sviluppa un meccanismo di difesa tramite gli anticorpi. Tuttavia, il nostro sistema immunitario non è perfetto e può confondere ciò che è esterno e minaccioso con ciò che è “nostro” e non rappresenta un pericolo.

Questo succede perché alcune sequenze di proteine dei nostri “nemici” hanno delle somiglianze con alcune nostre strutture molecolari. Il sistema immunitario, quindi, attacca sia il nemico sia le nostre strutture a causa del mimetismo molecolare che, in un certo senso, è una forma di scambio-errore d’identità. Il mimetismo molecolare è uno dei più importanti fattori che scatenano la risposta autoimmune.

Le tossine che aggrediscono la tiroide

Purtroppo, per la nostra tiroide, esistono numerose tossine (alimentari, ambientali, ecc.) che possono innescare il fenomeno del mimetismo molecolare e di conseguenza l’autoimmunità.

Fra gli alimenti, al primo posto, troviamo il glutine (dal latino gluten, che significa “colla”) contenuto in tutte le granaglie. Il problema è che il grano di oggi, rispetto a quello del passato, si presenta notevolmente modificato sia geneticamente, sia durante il processo di lavorazione. Più ricco di glutine rispetto al passato, il grano moderno, oltretutto, viene trattato con pesticidi tossici e dannosi per la salute (glifosati), soprattutto all’estero; ma vale la pena ricordare che il grano che arriva sulle nostre tavole sotto forma di pane, pasta e pizza non è solo italiano e, per il 40 per cento almeno, arriva dall’estero (Francia, Grecia, Romania, Polonia, Ungheria, Russia, per restare in Europa).

 

In sintesi, l’alimentazione moderna ci sovraespone al glutine, dalla prima colazione alla cena. Perciò, quando il sistema immunitario attacca il glutine, attacca di conseguenza anche la tiroide. Ciò non significa mangiare per tutta la vita senza glutine, ma certamente coloro che hanno sviluppato autoimmunità (tiroiditi) o coloro che sono nella condizione di sensibilità al glutine, individui gluten sensitivity, pur non essendo celiaci, devono tenerlo in giusta considerazione e trovare delle valide alternative alimentari.

Segue la caseina, proteina del latte, e le proteine del siero di latte (whey protein) presenti nel latte, nello yogurt, nella panna, nel burro e nei formaggi.  Il 50% delle persone sensibili al glutine manifesta sensibilità verso la caseina per un meccanismo chiamato cross-reattività o reattività crociata, reazione per la quale il nostro sistema immunitario reagisce nei confronti di un nemico nello stesso modo in cui reagisce verso un altro, senza fare distinzione tra i due.

Oltre al glutine e alle caseine ci sono altri fattori che scatenano il mimetismo molecolare, come le leguminose (legumi in genere), il batterio Yersinia Enterocolitica, che arriva nell’intestino dai cibi contaminati e dall’acqua e sembra avere una cross-reattività con il recettore per il TSH, scatenando ipertiroidismo (Morbo di Graves).

Altri potenziali “trigger” sono il virus della Mononucleosi Epstein-Barr, l’Herpes, l’Helicobacter Pylori, il Toxoplasma, il Blastocystis hominis (nelle feci), l’Epatite C e altri ancora.

La Tiroidite di Hashimoto

Nel caso specifico della Tiroidite autoimmunitaria di Hashimoto, la sintomatologia è molto variabile perché va dallo stato di eutiroidismo (normale funzione tiroidea), presente nella maggioranza dei pazienti, all’ipotiroidismo manifesto e all’ipertiroidismo. L’ipotiroidismo può essere sub-clinico (svelato solo da un TSH al di sopra del range di normalità) o clinicamente manifesto. La tiroidite può essere ipertrofica con gozzo o atrofica senza gozzo e talvolta può manifestarsi come tireotossicosi con ipertiroidismo, in genere di breve durata, che va incontro a remissione spontanea e che evolve con il tempo verso l’ipotiroidismo. Avere una malattia autoimmunitaria, predispone all’insorgenza di altre patologie autoimmunitarie.

Non a caso infatti la Tiroidite di Hashimoto spesso si trova associata ad altre malattie non autoimmuni e autoimmuni, come la malattia celiaca, la dermatite erpetiforme, la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide, il lupus, la vitiligine, la gastrite atrofica autoimmune.

Esistono indagini di laboratorio per svelare la presenza di permeabilità intestinale. Fra queste, il test per la ricerca della zonulina è sicuramente il più accreditato.

La zonulina è una molecola antichissima, prodotta solo dalla specie umana, capace di innescare una serie di modificazioni che conducono all’alterazione delle giunzioni serrate, a livello della parete intestinale. La concentrazione oltre i limiti di questo metabolita nelle feci è misura diretta della presenza di permeabilità intestinale.

Cosa fare in caso di permeabilità intestinale?

L’alimentazione è la prima difesa da adottare. Escludere i cibi pro-infiammatori e fare un largo uso di cibi che attenuano l’infiammazione; limitare il più possibile gli agenti tossici; ridurre lo stress psico-fisico; migliorare il sonno; fare giusta attività fisica; migliorare il transito intestinale; utile integrare probiotici, prebiotici, vitamine e minerali, antiossidanti e antinfiammatori naturali. Certamente il primo passo per contrastare questa condizione è sapere di essere affetto. E il primo consulto è con il medico specialista, che saprà mettere a punto un programma di intervento di medicina convenzionale e funzionale.

 

Roberto Castelluzzo

Medico-Chirurgo, Specialista in Endocrinologia e Malattie del metabolismo robertocastelluzzo@gmail.com

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