La farmacia dalle fustelle d’oro

In un momento di emergenza per la sanità italiana, arresti domiciliari per un farmacista e un medico di base e sospensione per un anno dalla professione medica per altri cinque professionisti per una truffa aggravata nei confronti del Servizio Sanitario Nazionale. Rimborsi milionari per farmaci costosi e antitumorali prescritti a persone decedute o inesistenti e ricette “rosse” con le fustelle di farmaci scaduti o venduti a clienti compiacenti.

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare personale e reale nei confronti di sette indagati, emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Messina su richiesta della Procura della Repubblica peloritana, nell’ambito di un procedimento penale nei confronti di un’organizzazione dedita alla truffa nei confronti dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Messina.

In particolare, sono stati disposti gli arresti domiciliari nei confronti di un farmacista e di un medico di base di Messina, convenzionati con l’ASP di Messina, la sospensione dalla professione medica, per la durata di un anno, per altri cinque medici di base e il sequestro preventivo di beni mobili, immobili e denaro, per un importo di 50.000 euro.

I reati contestati vanno dall’associazione per delinquere alla truffa aggravata, al falso ideologico, all’esercizio abusivo della professione medica, alla somministrazione di morfina senza la prevista prescrizione medica.

Un sistema ben congegnato

L’indagine, diretta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina e condotta dai militari del Gruppo di Messina, è nata a seguito di una denuncia con la quale l’ASP di Messina segnalava presunte irregolarità nell’emissione di prescrizioni mediche (cosiddette ricette rosse), nei confronti di diversi soggetti fruitori di esenzioni ticket per motivi reddituali, concernenti l’acquisto di costosi farmaci portati a rimborso.

Le prescrizioni mediche, ritenute “anomale”, venivano utilizzate principalmente per acquisti effettuati quasi esclusivamente presso un’unica farmacia territoriale dell’ASP di Messina, con sede nella zona sud della città dello Stretto.

L’esame della documentazione sanitaria e delle numerose prescrizioni mediche sequestrate nel corso delle indagini presso vari uffici dell’ASP di Messina ha svelato l’esistenza di una collaudata associazione a delinquere, composta dal titolare della farmacia, da due dipendenti della stessa, dalla madre del farmacista e da un medico di base dell’ASP di Messina, finalizzata alla commissione di truffe per il conseguimento di indebite erogazioni pubbliche.

L’associazione aveva come base logistica la sede della farmacia che, in breve tempo, ha visto aumentare in maniera esponenziale i propri flussi di vendita (prescrizioni mediche “rosse” più quelle “bianche”) che, nell’anno 2015, ammontavano a 827 mila euro, per passare poi a 1.360.369 nel 2016 e 1.501.317 euro nel 2017. Volumi d’affari in controtendenza con i minori flussi di vendita di tutte le altre farmacie del territorio, tanto da porla tra le prime farmacie dell’ASP di Messina per fatturato da vendita di farmaci.

Una fabbrica di false prescrizioni mediche

Il sistema di frode scoperto dalle Fiamme Gialle si presenta semplice ma funzionale, tanto da far passare in secondo piano l’interesse per l’ordinaria attività di farmacia, ovvero la vendita reale di farmaci ai consumatori, che si pone, per questo esercizio, quasi come una mera attività di facciata.

Una vera e propria catena di produzione di false prescrizioni mediche, mediante il continuo approvvigionamento di ricette “rosse”, sulle quali apporre le fustelle (i talloncini identificativi con il codice a barre), provenienti da farmaci scaduti o venduti a clienti fidelizzati e privi di esenzione ticket, ai quali veniva di solito applicato uno sconto.

Successivamente, si passava alla meticolosa preparazione di una contabilità amministrativa apparentemente regolare, finalizzata alla riscossione dei rimborsi liquidati dall’Azienda Sanitaria Provinciale.

Come emerge dalle indagini, le prescrizioni sulle ricette rosse riguardavano, in prevalenza, farmaci costosi, normalmente prescritti in caso di trapianto di organi, dolore severo, trattamento post chemioterapico, carcinoma del polmone e altre patologie importanti. Di fatto, tali farmaci, mediante false prescrizioni mediche, sulle quali sono risultati apposti timbri e firme riconducibili ai sei medici di medicina generale convenzionati con l’ASP di Messina venivano prescritti prevalentemente ad assistiti deceduti e/o inesistenti.

Grave il danno economico nei confronti dell’Azienda Sanitaria che, negli ultimi anni, ha corrisposto alla farmacia compensi milionari: nel 2016, 1.124.544 euro; nel 2017, 1.266.405 euro e, nel 2018, 1.285.801 euro.

L’operazione testimonia, ancora una volta, l’impegno profuso dalla Procura della Repubblica e dalla Guardia di Finanza di Messina nel contrastare gli illeciti in materia di spesa pubblica” con particolare riguardo al settore della spesa sanitaria, che ha un peso rilevante nei bilanci regionali e nazionali.

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