Un problema di calcoli

La calcolosi è uno dei disturbi più diffusi in Italia, con picchi significativi in Sicilia, Puglia e Calabria, ma spesso i suoi sintomi passano inosservati. Quello che c'è da sapere e come comportarsi per affrontare in modo corretto la problematica da un punto di vista diagnostico, terapeutico e preventivo.

La calcolosi renale è una malattia diffusissima e allo stesso tempo sottostimata. Basti pensare che si rivela spesso in occasione di una colica reno-ureterale ovvero quando un calcolo, localizzato nel rene e silente, si muove e si posiziona lungo l’uretere (canale che porta l’urina dal rene in vescica) causando il dolore acuto e tipico della colica.

Le coliche renali interessano in media dal 2% al 5% della popolazione italiana. Anche nel Salento ci assestiamo su questi numeri: circa lo 0,9% dei pazienti che si rivolgono al Pronto Soccorso hanno una colica renale!

Esiste una predisposizione familiare alla formazione di calcoli: avere in famiglia uno o più genitori con tale patologia deve essere già una fonte di preallarme e suggerire tutta una serie di esami di screening e comportamenti alimentari e/o stili di vita adeguati.

La maggior parte dei calcoli è costituita da una percentuale elevata di calcio (ossalato di calcio, carbonato di calcio), altre volte da acido urico oppure da un mix di vari minerali che formano calcoli di fosfato di ammonio e magnesio, spesso associati a infezioni delle vie urinarie.

Ogni volta che nelle urine si ritrovano elevate concentrazioni di questi minerali, unitamente a una maggiore concentrazione urinaria causata da scarsa assunzione di liquidi, i sali presenti in cristalli si aggregano tra loro formando i calcoli.

I calcoli possono interessare qualsiasi segmento del tratto urinario, ma la maggior parte si forma nel rene (ph. © Sebastian Kaulitzki/123rf/com).

 

Perché si formano i calcoli

La formazione dei calcoli è causata da un eccesso nelle urine di una o più sostanze che, in presenza di scarsa idratazione, si aggregano formando le “pietre”.

Per questo motivo, un’adeguata idratazione giornaliera insieme alla riduzione di alimenti ricchi di calcio è il primo rimedio efficace in tema di prevenzione della calcolosi.

A tal proposito, è il caso di sottolineare come sia sempre più frequente la presenza di calcoli nei soggetti più giovani, frutto di eccesso di terapia con calcio o vitamina D oppure assunzione di latte in quantità elevata fin dai primi mesi di vita ma anche, e soprattutto, con sbagliati atteggiamenti dietetici (eccesso di merendine, cioccolato, nutella), tutti in grado di determinare una grossa produzione di ossalato di calcio nelle urine.

Altra possibilità è trovare calcoli che si formano in soggetti con frequenti infezioni delle vie urinarie (calcolosi infetta). Anche qui, trattare e prevenire le infezioni con adeguata terapia preventiva antibiotica e corretti stili di vita può essere una reale soluzione. Altre volte, anomalie anatomiche delle vie urinarie possono predisporre alla patologia.

Tra le cause vi sono anche malattie metaboliche, come la gotta (eccesso di acido urico), o ereditarie, più rare.

Come segnalato in precedenza, spesso in tutte le forme di calcolosi coesistono deficit urinari di sostanze “protettive” dalla calcolosi: citrati e/o magnesio urinario bassi favoriscono l’aggregazione dei cristalli dando luogo alla formazione della litiasi.

I calcoli, quindi, si formano per un eccesso di alcuni minerali nelle urine e/o un deficit di alcuni inibitori dell’aggregazione. Una tale condizione viene esaltata e amplificata da una scarsa assunzione di liquidi (guarda caso le coliche renali raggiungono la maggiore diffusione in estate quando si tende a sudare molto, quindi a disidratarsi, riducendo l’apporto di liquidi). Se poi il tutto agisce su una predisposizione familiare, si capisce bene come la calcolosi possa diventare una patologia estremamente diffusa.

Il calcolo si forma solitamente nei reni. Quando transita nell’uretere si possono manifestare alcuni dei sintomi tipici della colica renale: dolore violento, nausea, vomito, febbre, presenza di sangue nelle urine (ph. © lightwise/123rf.com).
L’importanza di un’ecografia

Una calcolosi renale non conosciuta o mal curata può portare ad eventuali complicazioni. In entrambi i casi è fondamentale eseguire un’ecografia dell’apparato urinario che documenti la presenza di uno o più calcoli e la loro esatta localizzazione. Quest’ultimo punto è decisivo: un calcolo nel rene ha una valenza inferiore rispetto ad un calcolo che invece si trova lungo l’uretere e che magari ostacola il corretto deflusso dell’urina.

Proprio questi ultimi sono i calcoli più pericolosi, perché possono provocare un blocco renale e/o una infezione urinaria derivante dal ristagno delle urine ovvero un danno diretto irreversibile sul rene se il blocco dura per diverse settimane. Individuare il calcolo con un corretto esame ecografico o mediante TAC consente d’intervenire rapidamente e prevenire eventuali complicanze.

I calcoli sono sintomatici e dolorosi solo quando si incuneano lungo l’uretere, dando la tipica colica dovuta alla distensione della capsula renale e agli spasmi della muscolatura dell’uretere. Finché saranno presenti in questo canale, daranno dolore lombare, spesso con irradiazione anteriore-inferiore sopra il pube.

Una volta espulsi in vescica, la colica si risolve; ma spesso tendono a fermarsi (soprattutto se di dimensioni maggiori di 4-5 mm) nell’ultimo tratto dell’uretere, dove vi è un normale restringimento.

Quando i calcoli sono localizzati in uno o entrambi i reni sono di solito asintomatici e vengono scoperti casualmente in occasione di esami ecografici addominali richiesti per altri motivi. Una considerazione quindi è quanto mai necessaria: se abbiamo una familiarità per calcolosi, eseguiamo un’ecografia renale, unico modo per individuare una calcolosi “nascosta” e ancora sconosciuta.

calcolosi renale
Con oltre centomila nuovi casi l’anno, la calcolosi è uno dei disturbi più diffusi in Italia, interessando il 10 per cento della popolazione maschile e il 5 per cento di quella femminile (ph. © staras/123rf.com).
Un campanello di allarme

Un sintomo è il tipico dolore, all’inizio spesso lombare (dietro la spalla, in basso, per intenderci), che non cambia d’intensità modificando la nostra posizione (la persona non riesce a trovare un sollievo in qualsiasi posizione si ponga): un dolore con alti e bassi, ciclico, spesso violento e che tende poi a irradiarsi da dietro lungo il fianco e poi in avanti e in basso sopra la vescica.

Si accompagna o è preceduto spesso da bruciore nell’urinare e vomito per effetto di meccanismi riflessi. Un dolore che molti descrivono d’intensità inferiore solo al parto. Avendolo sperimentato di persona, posso dire che in quei momenti si desidera solo calmare il dolore, a qualsiasi costo. Ho fatto mia una frase letta nel corso di un convegno: “Chi soffre per amore, non ha mai avuto una colica renale!”. Verissimo!

Qualche volta, si può scambiare una lombosciatalgia acuta con una colica reno-ureterale. In questi casi vi è un dolore che si localizza e si irradia alla parte superiore di un arto dallo stesso lato, può peggiorare con i cambiamenti di posizione  (in piedi spesso peggiora rispetto alla posizione a letto), vi è una storia di discopatia. Un’ecografia renale potrà tornare molto utile per una diagnosi differenziale.

Utilissima appare l’ecografia dell’apparato urinario, ad esempio, in corso di colica renale, perché consente l’individuazione precoce dell’eventuale calcolo e l’attuazione di idonee terapie che altrimenti, in assenza di esame diagnostico, ritarderebbero la corretta diagnosi e  prolungherebbero la “sofferenza” del paziente.

Prima raccomandazione

Quando si sospetta una colica reno-ureterale, eseguire entro 24h un’ecografia completa dell’apparato urinario, indagando tutto il tratto esplorabile e in particolare l’ultimo tratto dell’uretere dove, a causa di un suo restringimento, spesso si “fermano” i calcoli.

Di frequente, però, l’esame risulta falsamente negativo per la ricerca di un calcolo nell’ultimo tratto uretere intramurale se non si esegue l’indagine con la vescica adeguatamente piena. Inoltre si potrà evidenziare un’eventuale concomitante dilatazione delle vie urinarie chiamata idronefrosi, la cui assenza, comunque, non esclude una colica ureterale in atto.

Seconda raccomandazione

L’esame deve essere fatto in maniera completa, con vescica piena, come detto prima, altrimenti va ripetuto anche dopo un paio di ore di idonea idratazione, anche endovenosa, se il paziente non beve a causa del vomito che spesso accompagna la colica.

Al di là dell’evento acuto rappresentato dalla colica renale, una semplice ecografia renale andrebbe fatta sempre almeno una volta entro i 25-30 anni per ricercare eventuale presenza di calcoli tipicamente renali, soprattutto in chi ha predisposizione familiare. Andrà poi periodicamente ripetuta su indicazione dello specialista.

Per quanto riguarda il trattamento non invasivo della calcolosi renale, esistono vari approcci terapeutici di pertinenza urologica, dalla litotrissia (frantumazione del calcolo) extracorporea a onde d’urto alla litotrissia percutanea o endoscopica. Sono tecniche ampiamente efficaci e attuabili secondo i casi, la localizzazione dei calcoli, le loro dimensioni, ripetibili e ben tollerate dal paziente.

Ovviamente sono procedure da attivare quando i calcoli sono di certe dimensioni (maggiori di 10 mm a livello renale oppure completamente ostruenti a livello ureterale e non eliminabili con terapie mediche espulsive). In questi casi, è di fondamentale importanza una stretta collaborazione tra il nefrologo e l’urologo.

Un consiglio semplice semplice: bere molta acqua, soprattutto nel periodo estivo, evita la disidratazione, una delle cause della calcolosi (ph. © Ivan Kruk/123rf.com).
Parola d’ordine: prevenire

Non aspettiamo di avere una colica renale! Prevenire oggi si può e si deve, bastano pochi ma fondamentali accorgimenti:

  • Effettuare una visita nefrologica per la ricerca nel sangue e nelle urine di alcune sostanze in eccesso o in deficit che possono favorire o ridurre la formazione dei calcoli.
  • Sottoporsi ad una semplice e banale ecografia dell’apparato urinario in grado di identificare anche calcoli di piccole dimensioni e perfettamente “silenti”.
  • Bere molti liquidi, soprattutto in estate.
  • Non eccedere in diete ricche di cioccolato, nutella e merendine in quantità industriali, abituando i nostri ragazzi fin da piccoli a una corretta alimentazione.
  • Se in famiglia ci sono uno o più soggetti con storia di calcolosi, eseguire indagini di prevenzione e un corretto follow up.

Alessandro D'Amelio

Medico chirurgo, Nefrologo
Responsabile UO Nefrologia e Dialisi Ospedale "Sacro Cuore di Gesù" - Gallipoli alessandrodamelio@libero.it

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