Rischio anemia dal ciclo mestruale

La carenza di ferro, che interessa il 30 per cento della popolazione mondiale, è uno dei principali disordini alimentari ed è la prima causa delle anemie nelle donne in età fertile.

Il ferro è un componente essenziale del sangue e dell’ossigenazione dell’organismo. L’anemia da carenza di ferro rappresenta un quarto di tutte le anemie e ha varie cause. Il medico di base ha la possibilità, interrogando il paziente e con l’aiuto di pochi esami di laboratorio, di scoprire questo tipo di anemia.

Un semplice emocromo, l’esame del sangue che segnala, tra l’altro, la quantità di emoglobina presente nella circolazione ematica, può confermare o smentire il sospetto dell’anemia.

Il dosaggio di ferritinemia, sideremia e il calcolo della saturazione della transferrinemia, invece, confermeranno che la carenza di ferro è causa dell’anemia.

Nel 70% dei casi la causa è una perdita di sangue, piccola ma ripetuta nel tempo, come nel caso di:

  • Emorroidi.
  • Ulcera peptica.
  • Ernia iatale.
  • Diverticoli intestinali.
  • Epistassi (sangue dal naso).
  • Perdite mestruali.

Il resto delle cause è diviso tra:

  • Insufficiente assorbimento di ferro (ad esempio negli operati allo stomaco).
  • Richieste di ferro aumentate (come in gravidanza, nell’allattamento o nell’accrescimento).
  • Carenze di ferro nell’alimentazione (contengono ferro la carne, i cereali, la verdura, la frutta; tra le carni, quella di maiale e il fegato di vitello ne contengono quattro volte in più rispetto alle altre carni).

Le perdite mestruali sono la causa prima di anemia da carenza di ferro nelle donne in età fertile. Difatti, se la maggior parte delle donne, durante il flusso mensile, perde una quantità modesta di sangue, il 10% ne perde in maniera abbondante (menorragia). Spesso, in tali casi, si può ipotizzare la presenza di un fibroma uterino e sarà necessario rivolgersi al medico ginecologo per accertamenti.

Queste donne non riescono a produrre da sé il sangue perduto, perché la normale alimentazione non offre la quantità di ferro necessaria, e col passar del tempo sviluppano l’anemia.

Il problema può essere risolto con un’alimentazione ricca di ferro, eventualmente unita a preparati farmacologici a base di ferro.

Carne, pesce, verdure a foglia larga, frutta secca, uova, cereali, legumi secchi sono alcuni degli alimenti raccomandati dai medici nutrizionisti per una cura di… ferro.
Segnali di allerta

Come può una persona comune sospettare di essere anemica? Ecco alcuni “avvisi” del corpo, da segnalare al medico curante:

 

  • Pallore della pelle e/o delle labbra (talvolta non evidente, specie se c’è rossetto).
  • Pallore delle congiuntive dell’occhio (per valutarlo basta abbassare un poco la palpebra col dito).
  • Difficoltà di concentrazione e di apprendimento (specie nei bambini).
  • Affanno causato anche da piccoli sforzi.
  • Facilità alle infezioni (il sistema immunitario non è abbastanza forte).
  • Infiammazioni agli angoli della bocca (tipica della carenza di ferro, rispetto agli altri tipi di anemie).
  • Unghie lesionate (“unghie a cucchiaio”) e fragili (tipiche della carenza di ferro, rispetto agli altri tipi di anemie).
  • Capelli fragili e poco duraturi (tipici della carenza di ferro, rispetto agli altri tipi di anemie).

 

Alimentazione e vitamina C

L’alimentazione è importante. Se si vuole ottenere un migliore assorbimento di ferro, si uniscano nel pasto i cibi ricchi di vitamina C. Come dire che, se si vuole ottenere il massimo dalla classica fettina, è necessario mangiarla con un poco di limone o unirla ad agrumi o verdure. A proposito di verdura, occorre sapere che perde la maggior parte del suo contenuto in vitamina C se la si cuoce a lungo oppure, pur cuocendola normalmente, la si divide in molti pezzettini.

La vitamina C acidifica lo stomaco creando le migliori condizioni per l’ottimale assorbimento del ferro. Le peggiori condizioni si verificano invece quando si consuma il formaggio (i suoi fosfati legano il ferro e lo fanno eliminare con le feci) e quando l’alimentazione è molto ricca di calcio (latte e derivati, alici, sardine, acciughe e cime di rape).

In diverse situazioni, nonostante l’alimentazione adeguata, la donna non riesce ad assumere la quantità di ferro che le necessita. In tal caso, fatti i dovuti accertamenti di laboratorio, il medico curante prescriverà dei prodotti farmaceutici a base di ferro per integrare i pasti.

Se sarà necessario, nelle risposte insufficienti della via orale, si passerà alla somministrazione di ferro per via endovenosa, ma in ambiente ambulatoriale ospedaliero.

 

Rodolfo Fracasso

Medico-Chirurgo, Specialista in Ematologia, giornalista
rodolfo.fracasso@salentohealth.it

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